Streets of San Francisco

Siete mai stati a San Francisco?

Entrare in città attraverso il ponte piú famoso del mondo, è un’emozione unica. Questo gigante rosso, impassibile, vede ogni giorno migliaia di macchine e migliaia di persone che vengono da ogni parte del globo per poter camminare tra le vie della Sua città. Per qualche istante si ha addirittura l’impressione di essere stati catapultati in un film, di trovarsi sulla scena di una di quelle tante pellicole che siamo abituati a guardare. Wow! Che colosso!!

Golden Gate Bridge, la porta della città
San Francisco è unica; l’architettura delle sue case, il Transamerica building, i cables car, le parole di Kerouac incastonate per sempre tra le strade di Chinatown. È una città da scoprire, da vivere. Bellissima la vista della baia dalla Coit tower, e percorrere gli scricchiolanti gradini in legno di Filbert stairs. E il Pier 39, una piccola chicca che custodisce l’Aquarium of the bay, un tunnel nell’acqua che ti permette di vedere pesci e squali che nuotano intorno a te. 
Vogliamo trascurare il Golden Gate Park? La California Academy of Sciences, il museo di storia naturare progettato da Renzo Piano, e il Japanese Tea Garden sono due portali verso altri mondi, lontani e incredibilmente diversi dalla città che li circonda.

È stato bello passeggiare tra le strade di San Francisco. Almeno fino a che non si varcavano i confini del quartiere in cui avevamo l’hotel, Tenderloin. Ecco, uno spettacolo del genere non l’avevo davvero mai visto. Questo si, che non lo fanno vedere nei film. Sapevamo che avremmo incontrato qualche senzatetto, ma non pensavamo che ogni metro quadrato di marciapiede sarebbe stato letteralmente tappezzato da clochart. Ora, avendo la passione per la scrittura, puó essere che abbia la tendenza a vivere in mondo tutto mio, ma scene di vita del genere non le ho viste mai, neppure in posti dove la miseria c’era davvero.

Sporcizia, valigie rotte abbandonate in mezzo al marciapiede, puzza di alcol, vomito, urina. Corpi rannicchiati contro le mura di un palazzo, nel tentativo di dormire sull’unico pezzo di stoffa in loro possesso. Ubriachi che urlano al cielo chissà che cosa. Non è stato un bel vedere. E la colpa non è di quei poveretti che si trovano lí in mezzo alla strada. Questi senzatetto hanno i loro pensieri, le loro storie a cui pensare. Nessuno di loro ha mai avuto atteggiamenti molesti. La mia non è una critica contro quelle persone sfortunate che si ritrovano a dover raccogliere cibo dalla spazzatura e a sfondare i vetri delle macchine dei turisti per poter prendere dei vestiti con cui proteggersi dal pazzo clima della città. 

La mia è una critica contro chi si vanta di essere il top, di avere potere, una carissima sanità di eccellenza e costosissime università, e poi lascia che i suoi connazionali vivano cosí. Evidentemente, secondo loro, chiudere gli occhi e fare finta che non esistano, è la cosa migliore. Li hanno circoscritti in un unico quartiere e dimenticati lí. 

Non avete idea di quanto abbia sentito la mancanza di casa mia. Qui in Italia abbiamo tanti problemi, il nostro non è un Paese perfetto, ma almeno vengono fatti dei tentativi, per lo meno c’è chi prova a cambiare le cose. 

La cosa triste è che la gente camminava, scura in volto e a passo veloce, senza guardare. È come se avessero accettato questa situazione come la normalità. Brutta, ma per loro 
è normalità.
Eravamo alla tappa finale del nostro viaggio, passato tra le meraviglie dei parchi americani. Quanta maestosa bellezza abbiamo avuto il privilegio di vedere! E credevo che San Francisco sarebbe stata la ciliegina sulla torta. È il risultato di quanto l’uomo riesca a creare, nel bene e nel male.

In effetti mi ha impressionato, ma non nel senso in cui avrei immaginato.  

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