“Dietro il sipario”, un giallo che sa di montagna.

“Dietro il sipario” è la storia di una pubblicitaria, Michela, che decide di cambiare vita e di trasferirsi a Montebugnolo, un paese dell’appennino modenese, circondato da monti e boschi, lontano dalla caotica città. 

Il suo obiettivo, e motivo del suo trasferimento, è quello di dare nuova vita al vecchio teatro comunale, abbandonato in seguito a una terribile disgrazia avvenuta dieci anni prima. Ad aiutarla, l’affascinante e misterioso custode dell’edificio, che ha scelto di nascondersi dal mondo per vivere in pace. Il quadro che si forma sarebbe perfetto, se non fosse per il sindaco del paese, Leonardo, sempre pronto ad ostacolare la ristrutturazione del teatro, come se volesse nascondere qualcosa sotto una fitta coltre di polvere.

Vista dal castello di Montecuccolo – SerIa

È il racconto di una donna che vuole dimostrare a se stessa di essere forte, nonostante gli aspri limoni che la vita le ha regalato. E che, soprattutto, vuole sentirsi di nuovo la vera Michela, la sognatrice innamorata della vita rimasta nascosta troppo a lungo.
Ecco qui il link per scaricare il pdf gratuitamente. 🙂

DIETRO IL SIPARIO

Buona lettura!! 😉

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Scusi, ho perso mio marito

Era una bellissima giornata e noi ci trovavamo in uno dei parchi americani piú suggestivi, lo Zion National Park, dove montagne rosse svettano da una ricca foresta verdeggiante attraversata da un fiume inquieto. Il nostro programma prevedeva di percorrere i Narrows, il famoso percorso che consiste nel risalire il fiume fino ad arrivare a “Wall Street”, un tratto della lunga strettoia che accompagna il fiume, in cui le mura di roccia della strettoia sono ancora piú vicine.

Carichi e impazienti di iniziare la nostra avventura, ci preparammo alla lunga attesa per salire sulla navetta che ci avrebbe portato al Temple of Sinawawa, l’inizio della nostra scarpinata. Come da copione, giunse immancabile e impellente la sosta al bagno.
«Vai pure, amore», disse mio marito, «intanto mi metto in fila.»

«Pertetto» gli ho risposi mentre gli davo il mio zaino. Tranquilla, mi allontanai, mentre lo vedevo dirigersi verso il serpente di persone che giaceva sinuoso in attesa dello shuttle. Trascorsi pochi minuti, mi apprestavo a raggiungerlo, peccato che non mi parve di vederlo da nessuna parte. 

“Mah”, mi dissi, “non l’avró visto”. (Piccola digressione: “vedere” è una parola grossa, nel senso che sono convinta di riuscire ad osservare il mondo appieno, nonostante la miopia e l’astigmatismo, ma in realtà quei crudeli occhiali mi dimostrano che mi perdo un sacco di  particolari. Ma, come si dice?, tengo la capa tosta, quindi mi ostino a girare senza occhiali.) Con calma, percorsi nuovamente il fiume di persone, avanti e indietro. Niente. Confesso che l’agitazione aveva iniziato a crescere e mille domande mi frullavano nella testa: dov’è? Possibile che sia cosí accecata da non vederlo? Eppure era andato di qua! Perchè ho lasciato gli occhiali nello zaino? Ma, soprattutto, perchè gli ho dato lo zaino? Dentro c’è anche il cellulare!! Come faccio a contattarlo? Possibile che abbia preso lo shuttle senza di me?

Di nuovo, camminai a fianco delle persone che, incuriosite, iniziavano a guardarmi. Mi misi a chiamarlo. Nessuna risposta. Volatilizzato. Evaporato. 

Cercai di non farmi prendere dal panico, al pensiero di essere da sola, senza cellulare, soldi, documenti e occhiali, in un meraviglioso ed enorme parco di un paese straniero. “Calma”, mi dissi, “anche se avesse preso lo shuttle, sarà lassú ad aspettare, vai in fondo alla fila. Vorrà dire che ti aspetterà un po’ di piú.” Feci un respiro profondo e mi diressi sempre piú lontano da dove avevo visto mio marito l’ultima volta. Non ci fu verso: il panico sfuggí dal mio controllo e, con un colpo di stato, prese posesso del mio cervello. Cercando di non peggiorare la situazione, decisi di andare dai ranger al Visitors center.

Mi sentivo come quelle bambine che, al mare, si perdono e vanno a rifugiarsi dal bagnino; avete in mente quando al megafono si sente: “Una bambina col costumino blu si è persa al bagno 89…” Ecco. In quel preciso istante, quella bambina ero io.

La ranger con cui parlai era molto gentile e disponibile. Spiegata la situazione e descritto il marito scomparso, mi disse di aspettare lí, al Visitors center, che lei tornasse. Dopo un’attesa che mi parve infinita e qualche tentativo a vuoto, la ranger arrivò dicendomi di averlo trovato. «He was hidden in the queue», si nascondeva in fila, mi disse.

Non credo ci sia bisogno di descrivere la faccia di mio marito; era un misto di incredulità e disperazione (per avermi sposato, non per avermi perso). E, nonostante avesse gli occhiali da sole, riuscivo ugualmente a vedere il suo sguardo da “dobbiamo proprio farci riconoscere? Solo tu vai dai ranger perchè tuo marito è in fila!!”

Ero felicissima di riabbracciarlo e di averlo ritrovato. Improvvisamente non mi sentivo piú tanto piccola in un parco cosí grande.

«Lo sai che i ranger ti prenderanno in giro da qui all’eternità, vero?» mi disse sorridendo.

«Vabbe’, ridere fa bene.» gli risposi appoggiando la testa alla sua spalla.

Da quel momento ebbe inizio la nostra avventura, una lunga e faticosa camminata immersi nel fiume che veloce scorre nei Narrows. Una delle esperienze piú belle della mia vita. Insieme a lui.