Questa è Spartaa!!

Avete mai sentito parlare di Spartan Race?Ammetto che fosse una scoperta nuova anche per me, resa possibile dalla mia sorellina crossfitter che, una sera davanti a un drink alla frutta e un piatto di tigelle, ha fatto l’errore di parlare a me e alla mia dolce metà di questo tipo di gare. Si tratta di una obstacle race, un percorso a ostacoli, in genere in montagna o al mare, che ricorda le prove militari che ogni tanto vediamo nei film. Gli ostacoli comprendono lo strisciare in un campo in mezzo al fango sotto a metri di filo spinato, oltrepassare muri, guadare fiumi, attraversare gli Z-wall, percorsi a zig-zag con appigli che ricordano quelli dell’arrampicata sportiva. 

SerIa – foto scattata alla Spartan Race di Misano il 23 Settembre 2017

Ci sono tre diverse distanze: la Sprint, circa 6 km, la Super, 13 km, e la Beast, 21 km. E tre categorie a cui gli atleti possono iscriversi: la Open, non competitiva dove ci si aiuta l’un l’altro, la Competitive e l’Elite, le competitive.

Essendo la nostra prima Spartan race, abbiamo deciso di partecipare alla Sprint, ovviamente nella categoria Open. L’adrenalina e l’emozione per questa nuova avventura erano a livelli elevati; stavamo per intraprendere una dura sfida senza avere una preparazione atletica mirata. Ma la tensione si sciolse arrivati al Villaggio Spartan. Sembrava di essere a un concerto rock, dove musica a tutto volume e fiumi di birra erano gli ospiti principali. A incorniciare il villaggio, gli ultimi ostacoli che venivano costantemente affrontati da atleti infangati. Che meraviglia!!

Eravamo nella batteria delle 17.30 e il primo ostacolo già ci si presentava davanti: un muro da oltrepassare prima di arrivare alla linea di partenza. Oltre il muro ci attendevano 5 minuti di intenso e spericolato riscaldamento a ritmo di musica. E poi, la partenza.

È stato faticoso, ma l’avevamo messo in conto, ed è stata un’esperienza bellissima, piú di quanto avessi immaginato. Mi sono ritrovata a strisciare nel fango, superare muri (aiutata dal mio caro marito, dato che sono una nanerottola), trascinare pesi, arrampicarmi sempre piú in alto, senza avere alcuna paura del vuoto, e burpees, burpees e ancora burpees. Mi sono sentita forte, bene con me stessa come non lo ero da tanto. Ma, soprattutto, felice di vivere un’esperienza simile e di viverla insieme alla mia dolce metà. Insieme, mano nella mano, abbiamo saltato il bracere che ci separava dalla linea d’arrivo.

Che esperienza fantastica!!

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